Il consumo come professione

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Nome: Mauro Artibani
ex architetto, ex redattore, ex pubblicista, ex perchè nel mettere ordine nei miei 57 anni alla ricerca di una identità mi ritrovo, ahimè, solo consumatore. Faccio allora di necessità virtù: divento Professional Consumer. E, vivaddio così VIVO ATTIVO.

Descrizione

Il blog vuole assere luogo di organizzazione ed incontro per disputare sul ruolo del consumatore nel consesso civile. il paradigma CONSUMO=LAVORO definisce la cornice del dibattere. La possibiltĂ  di intercettare un reddito da tale lavoro fonda una nuova stagione per il consumatore. La necessitĂ  di organizzarci in professional consumer per reclamare tale reddito fonda il ruolo; prendendo in carico nel contempo anche la responsabilitĂ  che questo nuovo ruolo civile ci impone.

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lunedì, 23 novembre 2009, ore 09:48


Orsù Clienti, clienti di tutto, arriva al mercato l'ultima merce: l'acqua.

Liquida, insapore, inodore, insostituibile; vitale. Prima un diritto, ora merce.

Proverbiale l'efficienza del mercato: c'è sete d'acqua per miliardi di individui.

Un bene dunque, pure scarso, il mercato fa il prezzo.

Se ne discute la liceità, si tenta di declinare tra diritto e merce: difficile, non impossibile.

Si affannano alla rinfusa populismi, istinti dottrinari, riverberi ideologici, persino gravi insipienze.

Quando i fatti, che già si mostrano, non migliorano il servizio, la qualità, il prezzo di quel prodotto, quel difficile sembra farsi impossibile.

Eppoi, alla faccia dell'efficienza, proprio quando mancano redditi adeguati per acquistare merci, ops, arrivano altre merci: oibò.

Ma si sa, il mercato ha sempre ragione pure quando ha torto, torto marcio.

P.S.

Per le ripercussioni che il provvedimento di liberalizzazione dei servizi idrici potrà avere sul prezzo finale dell'acqua, il Presidente dell'Antitrust Catricalà, ha chiosato: "alcune associazioni sono preoccupate per i prezzi e lo condivido, se non ci dovesse essere un controllo da parte delle autoprita' competenti. Se questo ci sara', spero che queste preoccupazioni si rivelino infondate".

SPERO?

 

Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009

 

www.professionalconsumer.splinder.com

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categoria : diritto, mercato, merce

lunedì, 16 novembre 2009, ore 11:00


“Il provvedimento ha l’obiettivo di garantire strumenti di ausilio nella particolare congiuntura economica in corso di superamento.”

Questo l’intento del governo posto alla base della riduzione dell’acconto IRPEF dal 99% al 79, da restituire a giugno del prossimo anno.

Beneficio temporaneo e pure discriminante: non per tutti.

C’è chi vede una congiuntura economica in corso di superamento?

Se si, ha visto modificarsi le condizioni che hanno generato la crisi?

Se i redditi erogati per produrre merci sono risultati insufficienti per acquistare quel prodotto ed i debiti che hanno surrogato quei redditi sono cresciuti fino a fare Sboom, nello Sboom sta la crisi.

Si sono messe in campo politiche economiche in grado di superare l’inguacchio?

Indebitarci con noi stessi e dover ripagare questo debito a giugno prossimo la soluzione?

A cosa diavolo servono i benefici temporanei, ad illuderci temporaneamente?


Mauro Artibani


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Scritto da: [prosumer]
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categoria : consumatori, reddito

lunedì, 09 novembre 2009, ore 09:35



Un tetto alla crescita del PIL?

Chi lo dice poi lo nega; lo si mormora tra i denti; lo si legge tra le righe.

Già, un mondo a crescita programmata.

Quale democrazia potrà fare questo?

Con quale maggioranza?

I produttori si metteranno in stand by?

Quelli del credito verranno screditati dall’uggia?

Chi già non ha, come potrà avere?

Per i Consumatori tutta un'altra storia: potranno riposare, avere meno da acquistare, meno debito da fare. Un momento, questo accade già.

Vuoi vedere che proprio nel momento in cui i nodi della crisi vengono al pettine, quando stanno maturando le condizioni per avere in mano nostra il bandolo della matassa, quando si farà epigrafe il capitalismo dei Consumatori e la redistribuzione della ricchezza per confezionare un nuovo equilibrio tra chi offe e chi domanda e tornare a far crescere l’economia, c’è chi …..

Chi?

Quelli che dovranno dare il resto vogliono scendere in corsa per non pagare dazio alla crescita. Fin ieri hanno avuto sovvenzioni improprie per commerciare valore svalutato, vendere beni in accesso al riparo dalla deflazione e con un’inflazione programmata che ha rimpinguato i loro utili; oggi vogliono un freno al PIL.

Ennò signori, niente tetto. Vogliamo anzitutto quel che ci spetta.

Avuto il dovuto condurremo la crescita: il PIL è cosa nostra!


Mauro Artibani

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categoria : consumatori, crescita, pil , mauro artibani

lunedì, 02 novembre 2009, ore 09:30



Già, il malloppo. Nessuno ne parla, tutti reticenti.

Loro non dicono, fanno.

Hanno capitali, competenze, capacità; si danno un grandafare, gestiscono i fattori della produzione, producono.

Hanno in mente un bene da produrre, prendono la materia ne fanno materiale; con sofisticati gingilli tecnologici ci fanno merci.

Organizzano Comitati d’Affari: con quelli del credito che danno crediti per produrre e per consumare; con i pubblicitari che propagandano il prodotto; con quelli del marketing che confezionano la domanda di prodotto; con i commercianti dalle vetrine scintillanti e promozioni stupefacenti.

Zitti zitti, quatti quatti hanno fatto utili nel dare ristoro ai bisogni.

Affetti da animal spirit, mai domi, riproducono il prodotto; aumentano la produzione, aumentano i produttori; si moltiplicano i prodotti.

La loro offerta sopravanza la domanda.

Sagaci, pur di fare affari, riducono il ciclo di vita dei loro prodotti; finchè dura….

Non dura.

Quando i redditi impiegati per smaltire l’offerta risultano inferiori a quelli erogati per produrre quell’offerta, quel bene resta invenduto: un male. Perde valore, non produce ricchezza.

Signori: la crisi economica!

Chi ha intascato il malloppo?



Mauro Artibani

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categoria : domanda, reddito, credito

lunedì, 26 ottobre 2009, ore 09:30



Sai, quando sei per l’inclusione sei progressista; ti pensi solidale, stai con chi lavora, con chi ha bisogno; ti scorgi fuori luogo in un luogo che non accetta l’altro.

Sai come sei: ti vuoi bene, vuoi bene al tuo bene, al bene che fai.

Fai incetta di onore se accetti quei guai: un fare senza prezzo.

Quelli di Voi invece no, non ci stanno: escludono, chiusi nelle comunità di se stessi, pseudo speciosi; timorati del prossimo che preda lavoro, attenta al benessere, mangia il nostro mangiare. Voi, che fate il prezzo, voi: brutti sporchi e cattivi.

In mezzo stanno loro: gli altri.

Chiari a noi, scuri a voi; disoccupati e occupanti. La fame, il lavoro, la dignità li muove fuori di casa, fuori da loro.

In questo sogno siete. Questo sogno d’essere,

Questo sogno divide, questo sogno sconfigge tutti: buoni, cattivi, diseredati.

Noi, sopraffatti da un afflato diseconomico, scorgiamo nulla di una crisi che morde, ignari di redditi vieppiù insufficienti, di acquisti in pressione.

Voi, appesi ai vostri interessi, che delle virtù economiche fate misfatto, negate il Pil degli esclusi, il loro focillo ad un erario ingordo e quel tanto lavoro mal pagato..

Loro e il loro migrare, dal ricatto economico costretti ad umanità disumanate.

Occorre andare oltre quest’oggi infame, gravido di affanni e cattivi presagi.

Tocca farmi vessillo di un tornaconto immediato.

Di lor compagno, di voi vicino, mi faccio mentore.

Il tono, quello ad uso ai saccenti.

Tra il caldo e l’afa di una notte di mezza estate, sogno un' impresa titanica e risoluta che allevi povertà, scuota inerzie; scardini barricate, appiani differenze, coccoli identità; disilluda i buoni, stemperi fobie.

Un sogno cinico: la domanda comanda!

Domanda potente, risoluta di chi, per mestiere, spende, acquista, produce ricchezza smaltendo l’eccesso di merci che ingrassa, inquina, spreca, indebita.

Se accade che insieme a quella folla migrata si satura il mercato del lavoro, si riducono i redditi; se tutti insieme si consuma quell'eccesso di merci, non scendono i prezzi; il meccanismo si impalla, l'equilibrio salta, et voilà la crisi: nulla di più, nulla di meno.

Qui si deve dire, qua occorre gestire; questa l’agenda del nostro fare, del fare in fretta.

Tocca investire: facciamo debito, altro debito, debito tattico.

La strategia: la nostra forza, un po' di mosse, scacco matto.

Un contratto di gestione farcito di adempimenti, vantaggi, oneri e penali per smaltire quell'eccesso di offerta.

Chi consuma lo scrive, chi produce lo firma.

Acquistiamo tutto, consumiamo il possibile; il dispensato impacchettato ed inviato verso lidi poveri.

Avrà meno sprechi chi ha più; più opportunità chi ha meno: meno obesi nel mondo ricco, più nutriti nell'altro; meno moda che passa di moda, più vestimento per gli ignudi; troppo informati per conoscere di qua, quel troppo di là per informare chi non sa.

Elisir per le nostre compassioni.

Elisir per le vostre fobie: cosi se ne stanno finalmente in casa loro, finalmente si respira.

Loro che stanno ancora lì potranno tirare il fiato: vivaddio scegliere.

Spicchi di possibilità: fuggire, restare, partire.

Risultato: gestione del rischio, riduzione della condizione precaria.

Ce n'è per tutti, pure per chi scalpita per avere ristoro dagli investimenti di capitale fatti a debito.

Voilà les jeux sont faits: controllo dei flussi migratori; diminuzione della pressione sulla domanda sul mercato delle merci e su quello del lavoro; gestione dei prezzi.

Ullallà, una cuccagna.


Mauro Artibani

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Il libro


pdceditori
E’ il libro di un matto che ha ragione da vendere (Anonimo)

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DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.
2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.
3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO
4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di produrre risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.
5. Il Reddito da Consumo REDISTRIBUISCE la ricchezza allargando la platea dei consumatori.
6. La pratica del Consumo come esercizio di Lavoro reclama la GESTIONE dei fattori della produzione.
7. Il Consumo come Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.
8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.
9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.
10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove FinalitĂ  per il nostro esercizio.


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