Il consumo come professione

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Nome: Mauro Artibani
ex architetto, ex redattore, ex pubblicista, ex perchè nel mettere ordine nei miei 57 anni alla ricerca di una identità mi ritrovo, ahimè, solo consumatore. Faccio allora di necessità virtù: divento Professional Consumer. E, vivaddio così VIVO ATTIVO.

Descrizione

Il blog vuole assere luogo di organizzazione ed incontro per disputare sul ruolo del consumatore nel consesso civile. il paradigma CONSUMO=LAVORO definisce la cornice del dibattere. La possibiltà di intercettare un reddito da tale lavoro fonda una nuova stagione per il consumatore. La necessità di organizzarci in professional consumer per reclamare tale reddito fonda il ruolo; prendendo in carico nel contempo anche la responsabilità che questo nuovo ruolo civile ci impone.

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lunedì, 06 ottobre 2008, ore 10:05


Il mondo va a rotoli? Vado in pausa caffè.

Nel mondo reale dove vado- vedo- voglio- vivo, nel quale cammino- parlo- agisco- cerco, trovo le mie “necessità” in forma di merci.

Andiamo al sodo.

Nella carta igienica, espressione di lucido acume, trovo solenne conforto a queste mie necessità: lenisce il bisogno, colorata sollecita passioni, profumata esprime emozioni, illustrata accompagna il tempo  della mia vicenda fisiologica, placa la mia sete di esperienza.

Nel mondo virtuale invece tuttunaltra storia.

Se afflitto klicco “cordoglio”, con  “Google annunci” trovo il banner di un cimitero virtuale.

Se cerco “cacca” trovo “bagni chimici”, “la pipì a letto” persino “nolo bagni”.

Se annoiato sbadiglio, trova soluzione il “problema del sonno”, “ausili per polmoni affaticati” persino “pulizia intestinale” toh…come per la “cacca”.

Sei felice? Cerco conforto in Internet, trovo “l’arte della ricchezza”, “dimagrire con zerodiet”, “dediche d’amore” fino a “do you speak English?”.

Sorprendenti quelli di “Google”, efficaci i loro Annunci, per il diretto collegamento che consentono con il  Consumatore finale.

Nel cyberspazio basta che so… un malumore, un pensiero, un tic e questo si fa prodotto, servizio, merce impacchettata.

Si, pure qui merce.

Nel mondo reale e in quello virtuale, insomma, tutto è merce: Sogni e Bisogni.

Non c’è scampo.

Acquistare: il destino del nostro vivere.

Assediati, invasi, frastornati: la vita spesa a fare la spesa e poco altro ci tocca.

Certo, si può esecrare tutto questo. Sociologi ed antropologi già lo fanno; gli economisti no.

Giova rammentare a questi ultimi  che, se con l’acquisto viene prodotta ricchezza, le tasche dei Consumatori sono pericolosamente stracolme di debito.

Eggià, perché per smaltire cotanta profusione i Redditi non bastano.

Non basta nemmeno il Risparmio.

Il mondo che va a rotoli non è solo quello finanziario. E’ in crisi il modello economico incentrato sul rapporto produzione/consumo alimentato con il debito.

La crisi è crisi del Reddito.

Bevuto il caffè, rifocillato,  butto là due soluzioni.

Posso ridurre il consumo: aumento così il mio reddito disponibile.

Posso reclamare utili da cotanto lavoro di consumo:  rifinanzio il mio reddito.

Facile no?

 

Mauro Artibani

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www.professioneconsumatore.org

 

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giovedì, 02 ottobre 2008, ore 09:51


C’era una volta il 2001.

Annus horribilis : fine dell’innocenza e del sogno dell’immortalità per le famiglie americane.

Il Consumatore USA con redditi insufficienti, risparmi allo stremo, debiti fuori controllo si aggirava annichilito tra quelle macerie. Depresso.

Buio pesto.

Altro che crescita economica: recessione!

Un mare di liquidità potè tener testa alla sfiducia.

Debito insomma: Sussidio al consumo.

Su quelle macerie si edificò un business immobiliare, alimentato oltre misura, per fornire altro sussidio al consumo.

Tutto bene.

Cresceva il valore delle case, con il meccanismo dei rifinanziamenti veniva elargito altro sussidio per gli acquisti, poi…sboomm!

Daccapo a dodici: ancor più indebitati e  la liquidità prosciugata.

E siamo ai giorni nostri.

Per mettere una pezza Bush “inventa” i rimborsi fiscali: altro sussidio, sotto mentite spoglie però.

Per un po’ funziona poi vengono al pettine nodi inestricabili, i meccanismi implodono, si chiudono i rubinetti del credito e…buonanotte ai suonatori.

Non si fa più credito nessuno; si paventa stagnazione, recessione, forsanche depressione.

Brrrrr……

Si ingegnano poderosi alambicchi. Apprendisti stregoni si danno da fare per ridare fiducia.

L’ultima alchimia: con il Piano Paulson si tenta di separare il grano dall’oglio ,il buono dal cattivo. 

Divide et impera, insomma,  per tornare a far scorrere il liquido monetario.

Tutto per fornire altri sussidi al consumo ed altro debito.

Ancora quel debito oltre misura, gravame che ingolfa il meccanismo: basta?

Basta!

Si, basta con i pannicelli caldi, basta con la finanza d’assalto, basta con l’ottusa idea che si possa dar sostegno alla crescita con il debito smisurato.

I redditi non ce la fanno a sostenere il consumo necessario alla crescita economica: questo il problema.

Problematiche quelle soluzioni che prevedono altro credito/debito; avvilente l’ipotesi del sussidio.

Ricominciamo daccapo.

Per garantire la crescita economica il consumare deve farsi pratica indifferibile: esercizio obbligato.

Un Lavoro quindi.

+ crescita + consumo = lavoro.

Un Reddito, che compensi il ruolo produttivo di questo esercizio, risulta  possibile. Lecito.

Si può estrarre dagli extra profitti degli ultimi 20 anni scovati della B.R.I.

Reddito di Scopo per quella quota di consumo che eccede la capacità di spesa dei singoli.

Magari per dar sollievo a quegli individui ciccioni, compulsivi, spossati, stressati che popolano il mercato; per risarcire gli sprechi epperchenno, confortare le allucinate solitudini  di chi garantisce quella stessa crescita economica.

Qui si colloca il nostro lavoro, proprio qui si producono quegli Utili che vanno redistribuiti.

Certo, ne soffriranno i titoli in Borsa. Potrà trovare sollievo il borsellino però; si troverà ringalluzzito il Risparmio buono per finanziare gli investimenti produttivi, per acquistare il deficit di bilancio Yankie, dare un ricostituente alle smagrite pensioni: un nuovo equilibrio per l’intero sistema insomma.

Altro che sussidi, altro che debito.

 

Mauro Artibani

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lunedì, 29 settembre 2008, ore 10:21



Tuttod’unfiato:

E’ stato erogato credito fantasioso per compensare l’insufficienza dei redditi disponibili delle famiglie che hanno dovuto indebitarsi oltre misura per dare corso a pratiche di consumo in grado di smaltire l’eccesso di Offerta presente sul mercato necessaria a sostenere la crescita economica.

Prodigo quel mondo che da e spende senza misura per generare ricchezza: si prospetta un ’29!

E’ allarme.

Al capezzale corrono tutti. Privato del lubrificante creditizio, in grado di rendere fluido il movimento, quel motore si è inceppato.

Ma come? Ma porc….uff!

Il meccanismo è entrato in crisi per defezione dei banchieri o per consunzione?

Essì: ricchezza ottenuta con debito in crescita, sempre più inesigibile.

Per tutta risposta si mettono in campo altre alchimie per ripristinare i flussi liquidi in grado di oliare e far ripartire quel motore. Un modo per poter continuare a finanziare gli investimenti, idonei per aumentare la produzione e, suvvia, finanziare il consumo per consumare quella produzione.

Insomma, si prospetta altro debito che si aggiunge al debito del debito: sagaci!

E’ vera sagacia quella di chi, con un operazione colossale sul credito corrispondente a 10 Piani  Marshall,  sta tentando di rendere Istituto la scellerata incompatibilità tra l’obbligo del Consumare e la cronica insufficienza del reddito disponibile?

 

Mauro Artibani

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lunedì, 22 settembre 2008, ore 09:57




Diamo a Cesare quelchè di Cesare ed all’economia dei consumi quelchè dell’economia: il vanto di aver rimosso l’atavica povertà dalle strade del mondo, almeno di quello industrializzato.

Il bisogno? Un antico ricordo!

Passioni, emozioni, persino esperienze, trovano caldo conforto in questo scintillante mondo.

Al contrito mondo della necessità si sostituisce il rutilante del transitorio; all’inerzia il cangiante.

Non è tutto oro quel che luccica però.

La transitorietà, lo scintillante non fanno bene all’Offerta,  rendono instabile, fugace la Domanda.

Gli offerenti  corrono ai ripari, a Noi tocca fare attenzione.

Con l’occhio addestrato del Professional Consumer diamo un’occhiata.

Accade che quel bisogno fuoriuscito dalla porta, con l’impareggiabile sagacia del marketing, viene fatto rientrare di soppiatto dalla finestra.

Ingessati dalle passioni, bolsi  di emozioni, impigriti da esperienze bellepronte, abbiamo bisogno di cure!

Sta qui la trovata.

Di nuovo il  bisogno dei Consumatori torna ad essere occasione di business e giù prodotti, servizi come se piovesse.

Tutti accuratamente forniti di posologia: due volte a settimana, tre volte al giorno, una volta al dì e giù di lì.

Sagaci!

Yogurt per diete, ginnastica attiva e passiva, fitness, brodaglie ipocaloriche.

A proposito di bisogno, alla bisogna ci sono prodotti che certificano la cacca quotidiana.

Un’affiliazione bellebuona per dare continuità alla Domanda, stabilità all’Offerta, riparo dalla concorrenza, controllo del prezzo.

Un consiglio per gli acquisti: meditate gente, meditate!

 

Mauro Artibani

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giovedì, 18 settembre 2008, ore 10:00





Una epica tenzone da sostegno e sprone all’economia.

Produzione e consumo  i personaggi, produttori e consumatori gli interpreti, Domanda e Offerta le armi dei duellanti, il Mercato ospita la bagarre.

Si produce crescita, ricchezza: tutti felici e contenti.

Il migliore dei mondi possibili!

Io ho fame, tu produci cibo.

Io ho bisogno di abbigliarmi, lui produce abbigliamento.

Io ho necessità di conoscere, loro producono informazione.

Tutto bene dunque.

Un corno!

Se io ingrasso, se ho il guardaroba che scoppia, se subissato da informazioni non trovo la bussola, qualcosa non funziona.

Si dirà:  ma l’offerta va  ben oltre il misurato bisogno. Soddisfa emozioni, passioni; sollecita esperienze.

Legittima il ciccione; accredita il fare modaiolo; conclama la disinformazione.

A fronte di cotanto fare poi i redditi risultano insufficienti, i risparmi allo stremo, il debito in crescita: ma, porch…!

Già, l’ Offerta.

Offerta in eccesso però: cos’altro sennò?

Certo, potremmo maledire cotanto eccesso del Fare: ne avremmo ben tanto da Dire.

Tra il Dire e il Fare però c’è di mezzo l’Avere.

Si, l’Avere tutto.

Tutto quanto abbiamo avuto.

Affrancati dal bisogno, dalla povertà e dalla necessità: Fatto!

Certo, il costo  altissimo: debito, sprechi, relazioni umane impoverite, inquinamento. Questo è quanto.

Già, e la Domanda?

La Domanda, incantati da emozionanti prodotti, appassionate merci, rimpinzati da esperienze belleppronte ci è stata sottratta: scippati.

Quelli della Pubblicità e del Marketing hanno, con  sapienza alchemica, dato corso a sofisticati processi di smaltimento dell’Offerta accreditando Domanda, fornendo un decisivo contributo  alla generazione della ricchezza e noi…. disonorati e onerati.

La vita spesa a fare la spesa disegna  un ruolo pigro, conformato, indefesso, subordinato, affrancato dalla responsabilità: questo ci tocca fare.

Ruolo comodo, lo si può condiscendere, lo si può digerire.

Non è però un bel vedere.

Signori, basta coi pannicelli caldi, si deve fare di più e meglio.

Siamo tanti, praticamente tutti; generatori di PIL rivendichiamo i nostri diritti: riprendiamoci la Domanda.

Si avrà così modo di condizionare l’Offerta, stemperare gli eccessi, ottenere vantaggi, redistribuire gli utili: orgoglio di razza padrona.

Padrona del nostro Fare, del nostro Essere pure dell’Avere.

 

Mauro Artibani

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DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.
2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.
3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO
4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di produrre risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.
5. Il Reddito da Consumo REDISTRIBUISCE la ricchezza allargando la platea dei consumatori.
6. La pratica del Consumo come esercizio di Lavoro reclama la GESTIONE dei fattori della produzione.
7. Il Consumo come Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.
8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.
9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.
10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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