Il consumo come professione

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Nome: Mauro Artibani
ex architetto, ex redattore, ex pubblicista, ex perchè nel mettere ordine nei miei 57 anni alla ricerca di una identità mi ritrovo, ahimè, solo consumatore. Faccio allora di necessità virtù: divento Professional Consumer. E, vivaddio così VIVO ATTIVO.

Descrizione

Il blog vuole assere luogo di organizzazione ed incontro per disputare sul ruolo del consumatore nel consesso civile. il paradigma CONSUMO=LAVORO definisce la cornice del dibattere. La possibiltĂ  di intercettare un reddito da tale lavoro fonda una nuova stagione per il consumatore. La necessitĂ  di organizzarci in professional consumer per reclamare tale reddito fonda il ruolo; prendendo in carico nel contempo anche la responsabilitĂ  che questo nuovo ruolo civile ci impone.

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giovedì, 02 luglio 2009, ore 09:29


“Quelli della vita spesa a fare la spesa” cosi gli adepti dalle scienze sociali pensano i Consumatori.

Dicono: con questo fare avete dato senso al vivere , avete inquinato, lacerato le relazioni umane; pressappoco rimbambiti.

La vita spesa a fare la spesa così ci vogliono gli adepti della scienze economiche; pressappoco idonei per generare, con questo fare, il 70% della ricchezza che circola, anzi circolava.

Una iniqua distribuzione di questa ricchezza però ha reso i redditi insufficienti per continuare a vivere quella vita ed esercitare quella spesa fino alla crisi.

Per uscire da questa maledetta crisi ci viene caldamente raccomandato di tornare a fare la spesa per tutta la vita.

Questo tormentone allude, illude, illumina.

Allude al contributo fornito dai Consumatori alla crescita economica.

Illude sulla possibilità di creare indefinitamente ricchezza, magari, con il debito.

Illumina sulla improrogabilità che venga retribuito quell’esercizio di spesa per garantire la crescita. Si, la crescita a cui nessuno sembra voler sottrarsi, neanche quelli che scherniscono il nostro vizio di consumare.


Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009


www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org



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categoria : crisi, consumatori, ricchezza, debito, la vita spesa a fare la spesa, mauro artibani

lunedì, 29 giugno 2009, ore 09:28



E’ tempo di esami: interroghiamo gli astanti.

Chi acquista merci generando ricchezza?

Chi, consumando l’acquistato, fa ri-produrre fornendo continuità al ciclo produttivo?

Chi, mediante l’acquisto, distribuisce denaro ai profitti, ai redditi pure alle casse erariali?

Chi, per sostenere la Domanda di un’ Offerta in eccesso, ha bruciato reddito, risparmio, debito?

Chi, pur di adempiere al proprio ruolo, invece di cibarsi ingrassa, invece di abbigliarsi veste alla moda che passa di moda?

Chi, consumando l’acquistato, smaltisce l’eccesso inquinando l’ambiente?

Suvvia: i Consumatori! Chi altri sennò?

Già, tutto questo abbiamo fatto, tutto questo, per mancanza di un reddito sufficiente alla bisogna, non potremo più fare: et voilà la crisi!

Porcoggiuda saremo costretti a ridurre le spese per compensare questa insufficienza, non potremo sostenere la domanda, aumenterà quell’offerta già sovrabbondante, si ridurranno gli investimenti; meno lavoro, meno reddito, meno incassi per l’erario; verrà bruciato valore, verrà bruciata ricchezza; meno crescita economica, ancora più crisi.

Astanti, ci siete?

Et voilà la chiosa: la crisi mostra, anche a chi non vuol vedere, come l’acquisto non sia solo ristoro ai bisogni, non sia neanche solo un vezzo, forse pure una volgare ancorché irrinunciabile necessità per sostenere la crescita e generare ricchezza.

Un obbligo che, per essere esercitato, ha bisogno del conforto di un reddito adeguato.

Non un obolo, il giusto ristoro invece per un esercizio di necessità: un lavoro per Noi!


Mauro Artibani

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categoria : crisi, consumatori, domanda, reddito, mauro artibani

giovedì, 25 giugno 2009, ore 09:32


L’ho detto, l’ho scritto, sono costretto a gridarlo: LA CRISI E' FIGLIA DI UN SISTEMA PRODUTTIVO SFIANCATO E DI UN MERCATO STRABICO.

Altro che terra incognita.

Nel mercato del lavoro un eccesso di Domanda ha ridotto i redditi, aumentato i profitti; in quello delle merci l’eccesso di Offerta non ha ridotto i prezzi, nemmeno i profitti: nessuno si è accorto di nulla, tutti hanno taciuto.

Il credito drogato, che ha surrogato quel reddito insufficiente, ha sostenuto artificialmente la domanda.

Si sono fatti profitti, anzi si è prodotto ricchezza con il debito.

Per un po’ ha funzionato: oggi Sboom.

Credo sommessamente e con tracotante volontà ritengo si debba ricominciare daccapo.

Se la crescita economica si fa comandamento, tabù, il PIL diviene il totem attorno a cui danzare senza posa: il 70% del PIL il risultato di cotanto danzare dei Consumatori.

Ma quale esercizio di bisogno allora! Il consumare si fa esercizio produttivo, i Consumatori operatori economici.

Per questo esercizio occorre mettere in campo Tempo, Attenzione, Perizia, Costanza, pure Ottimismo: un vero e proprio Lavoro.

E se lavoro ha da essere, Reddito sia.

Sbigottiti?

Agli sbigottiti basta dare un'occhiata in giro: ci sono già occasioni di reddito, eccome.

Reddito, ancora occasionale, che si può intercettare in alcune proposte commerciali.

Reddito che si può estrarre da un acquisto sapiente.

Reddito dal “fai da te”.

Occhio ragazzi: occorre spulciare, indagare, farsi pure ficcanaso.

Le televisioni commerciali retribuiscono l’uso della mia attenzione, mi intrattengono: non pago il canone, ottengo vantaggi economici.

Le free press stessa cosa. La mia quotidiana attenzione venduta vale il costo del quotidiano: incasso pressappoco 365 euro l’anno e sono pure informato.

Ikea retribuisce, con il prezzo più basso, il lavoro necessario per montare il mobile acquistato: un bel guadagno.

C'è il costo più vantaggioso di alcune merci che serve per fidelizzarmi. Acchiappo tutte le carte fedeltà, fidelizzo i fidelizzatori, acquisto solo quelle merci convenienti: ci guadagno.

Se con la mia famiglia ed altre famiglie facciamo un Gruppo d’Acquisto, questa massa critica farà il prezzo e la qualità del prodotto: un bel guadagno.

C’è ancora il faidate.

Se invece di cibarmi ingrasso, spendo troppo e male; se invece di abbigliarmi vesto alla moda, che passa di moda, spendo troppo, spreco.

Risultato: bassa la redditività del mio reddito.

Se non ingrasso spendo meno, più salute: ci guadagno; se distillo la moda, scarto meno, spreco meno: ci guadagno.

Miglioro così quella redditività, rifocillo il reddito, aumento la capacità di spesa.

Occorre che quelle occasionalità lascino l'occasione per farsi Sistema; quegli acquisti sapienti dovranno farsi Regola; il faidate tornare a farsi “economia domestica”.

Certo, lasciare la gestione della domanda al faidate un azzardo.

Quel fardanoi un guaio per voi.

Per recuperare reddito verrebbe ridotta la domanda, quindi ancor più eccesso d'offerta; il valore svalutato, i profitti ridotti, i redditi pure, meno ricchezza per tutti: crisi nera.

Chi sarà disposto a correre questo rischio? Dio ve ne scampi e liberi.

Il Reddito da Consumo invece il male minore.

Lo si può estrarre dagli extra profitti ottenuti dalla compressione di stipendi e salari, quelli maturati dal forzato smaltimento dell'eccesso produttivo; quelli insomma scovati dalla Banca Regolamenti Internazionali

In cambio: garanzia di consumazione, smaltimento dell'offerta, continuità del ciclo produttivo; utili pochi, maledetti, certi, e profitti smilzi ma assicurati.

Di questi tempi, meglio di così si muore.

Ecco, l'ho detto tuttodunfiato: dati, fatti, opzioni, sta tutto qui.

Se ho torto ditelo; se ho ragione pagatelo quel maledetto reddito: buon pro ci faccia, a tutti.


Mauro Artibani

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categoria : crisi, domanda, ricchezza, consumo, debito, reddito, credito, fai notizia, mauro artibani

lunedì, 22 giugno 2009, ore 09:18


I redditi non bastano più per sostenere gli acquisti?

Dovremo fare dispensa di alimentarci oltre misura, smettere la moda; tenerci il telefonino, quello vecchiotto, e via di questo passo.

In cambio più salute, meno sprechi. Si ridurrà lo smaltimento, meno TARSU da pagare, meno inquinamento.

Magari anche meno timorati del prossimo: tutto in un sol colpo.

Se smettessimo di approvvigionarci, accadrebbe che la Domanda, già debole, cadrebbe; non crescerebbe il PIL, nemmeno la produzione, ancor meno lavoro in giro; meno reddito, meno ricchezza, meno IVA per le casse dell’erario, meno contributi alle casse pensionistiche.

Meno tutto, insomma.

Ma che cacchio di meccanismo abbiamo messo in piedi?

Se non ho redditi appropriati, riduco i consumi: cos’altro posso fare?

Se li riduco crolla tutto.

Si è provato ad uscire dall’empasse con il debito; ha funzionato per anni poi Sboom.

Una cosa posso ancora fare: cercare l’ausilio del credito.

Pah, non mi fa credito nessuno: divento matto.

Da matto, mi metto a dire che debbo essere retribuito: per far crescere l’economia ho l’obbligo di consumare.

Quest’obbligo pressappoco un lavoro; quel lavoro deve trovare pressappoco un reddito, pressappoco lo stesso reddito che occorre per sostenere la Domanda.

Okkei, io sono matto: voi che non lo siete, datemi un'altra dritta per uscire dal guado.


Mauro Artibani

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giovedì, 18 giugno 2009, ore 09:28


Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, decide di fronteggiare il crescente tasso di disoccupazione promettendo oltre 600.000 nuovi posti di lavoro negli Usa entro l'estate.

Il progetto del presidente ha come obiettivo il ricorso ai lavori pubblici: dalla manutenzione delle basi militari ai nuovi progetti stradali ed aeroportuali; dall'assunzione di insegnanti alla creazione di posti di lavoro stagionali.”

Questa la notizia: che dire?

Finora si sono persi 6.000.000 di posti di lavoro, si tenta di ripristinarne 600.000; lo si fa adottando politiche keynesiane di spesa là dove la spesa pubblica ha il fiato corto.

Solo un cittadino su dieci potrà avere un' occupazione, anch'essa con il fiato corto, per poter tornare a spendere con cautela, magari acquistando merci cinesi a buon mercato. Aumenterà il deficit commerciale, nuovi bond verranno emessi per compensare quel deficit e via di questo passo.

Bè, per dare sostegno al potere d'acquisto e uscire dalla crisi non c'è male.

Il soccorso congiunturale alla crisi appare debole; la capacità di supporto strutturale, per contrastarla, inesistente.

Per questa via si continuerà a svalutare il Valore, a bruciare Ricchezza.

Cui prodest ?

Non ai produttori di quel valore, nemmeno a chi ha lavorato per quel valore, figuriamoci al fisco che si nutre di quel valore; forse ai Consumatori che, se quel valore non sono in grado di poter acquistare, avranno la scusa per restare a casa, in panciolle ad oziare mentre il mondo va in malora.

Maledetti Consumatori!

Si loro, quelli della vita spesa a fare la spesa, quelli che acquistano ben oltre il bisogno per smaltire l'eccesso di offerta; quelli che se non consumano non si potrà ri-produrre.

Proprio loro che millantano debito, che non hanno più credito.

Paghiamo i loro servigi, non potranno sottrarsi dal fare quel che sanno fare: non avranno più alibi.

Li avremo incastrati.


Mauro Artibani

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Il libro


pdceditori
E’ il libro di un matto che ha ragione da vendere (Anonimo)

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DECALOGO DEL PROFESSIONAL CONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.
2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.
3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO
4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di produrre risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.
5. Il Reddito da Consumo REDISTRIBUISCE la ricchezza allargando la platea dei consumatori.
6. La pratica del Consumo come esercizio di Lavoro reclama la GESTIONE dei fattori della produzione.
7. Il Consumo come Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.
8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.
9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.
10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove FinalitĂ  per il nostro esercizio.


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